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“Oh Dio!”. Il pianto: l’emozione liberatoria


Piangere significa accettare la realtà del presente e del passato. 

Quando ci abbandoniamo al pianto, sentiamo o percepiamo la nostra tristezza e ci rendiamo conto di quanto siamo feriti e quanto duramente siamo stati danneggiati.

Se un paziente mi dicesse, come qualcuno ha fatto: “Non ho niente per cui piangere”, potrei rispondergli soltanto: “E allora perchè sei qui?”.

Ogni paziente ha qualcosa per cui piangere, come la maggior parte delle persone nella nostra cultura. Certamente,  la mancanza di gioia nella nostra vita è qualcosa per cui piangere.

Alcuni pazienti hanno detto: “Ho pianto molto, ma non fa bene”.

Non è vero. Piangere non cambierà il mondo esterno. Non porterà amore, né consenso, ma trasformerà il mondo interiore.

Libererà la tensione e il dolore. E lo si può comprendere se si osserva cosa accade a un bambino piccolo quando comincia a piangere.

A.Lowen  

Arrendersi al corpo (p. 47)

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